Un viaggio lungo oltre quarant’anni che si prepara a scrivere un nuovo capitolo, guardando al futuro con ambizione rinnovata. Forte del bagaglio di esperienza accumulato dal 1985 a oggi, la Commissione europea ha presentato ufficialmente una proposta organica per rinnovare e potenziare il quadro normativo e strategico delle Capitali Europee della Cultura per il periodo successivo al 2033. L’iniziativa punta a fare tesoro delle lezioni apprese in quattro decenni di storia per rendere le procedure di selezione più snelle e, soprattutto, per blindare la pianificazione di quell’eredità culturale, sociale ed economica che deve necessariamente sopravvivere ben oltre lo spegnersi dei riflettori sull’anno del titolo. Al centro della riforma voluta da Bruxelles figurano pilastri strategici ben definiti, tra cui spiccano una maggiore enfasi sulla sostenibilità ambientale, un coinvolgimento sempre più attivo e capillare di cittadini e giovani e una centralità inedita attribuita allo sviluppo urbano inclusivo. La proposta intende inoltre rimuovere barriere e favorire le sinergie territoriali, aprendo concretamente la strada a candidature congiunte presentate da più città, con un occhio di riguardo anche per le partnership transfrontaliere. Si tratta di un’evoluzione pensata per trasformare il prestigioso riconoscimento non solo in un evento celebrativo di dodici mesi, ma in un vero e proprio motore di rigenerazione strutturale per i territori coinvolti. Nata nel 1985 su impulso di Melina Mercouri con la nomina di Atene, l’iniziativa ha incoronato nel corso degli anni ottantacinque città europee, trasformandole in laboratori a cielo aperto di creatività e coesione. I dati parlano chiaro: le valutazioni condotte sulle edizioni comprese tra il 2013 e il 2022 certificano un impatto straordinario, con un totale complessivo di trentotto milioni e mezzo di presenze e una media di mille-mille e duecento attività culturali organizzate nel corso dell’anno di nomina, capaci in alcuni casi di far impennare i flussi turistici dal trenta al quaranta percento. L’efficacia del modello trova conferma nei grandi esempi del passato, come a Lille, dove l’edizione del 2004 ha riconvertito ex aree industriali in vivaci poli culturali, o ad Aarhus, che nel 2017 ha cementato la collaborazione tra dicianoro Comuni della regione. E ancora a Košice, dove il titolo del 2013 ha rigenerato edifici di quartiere, e a Leeuwarden-Fryslân, la cui esperienza del 2018 ha dato vita ad Arcadia, un programma culturale di respiro provinciale e cadenza periodica. La grande novità del nuovo quadro normativo riguarda inoltre l’ampliamento dei confini della dimensione europea dell’iniziativa. A partire dal 2034, infatti, la competizione per l’assegnazione del titolo verrà aperta anche ai Paesi terzi che partecipano o risultano associati al programma Europa Creativa, allargando gli orizzonti della cooperazione culturale continentale. Il testo della proposta si avvia ora a intraprendere il proprio percorso istituzionale, venendo esaminato in parallelo dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea, con l’auspicio e l’obiettivo condiviso di arrivare all’adozione dell’accordo definitivo entro la metà del 2027.